Alcuni scatti di un weekend speciale dello scorso mese nei dintorni di Torino.
La Reggia di Venaria, tra architetture maestose, una luce sospesa, un’atmosfera senza tempo.
Alcuni scatti di un weekend speciale dello scorso mese nei dintorni di Torino.
La Reggia di Venaria, tra architetture maestose, una luce sospesa, un’atmosfera senza tempo.
Sono lieta di presentare "Render Study", un percorso di ricerca personale su cui lavoro da anni. In questa serie fotografica esploro la relazione tra il mio corpo reale e l’identità generata da un algoritmo, attraverso dieci immagini in cui l’intelligenza artificiale interviene esclusivamente sull’abito, senza mai modificare corpo o volto.
All’inizio tutto appare perfetto, credibile. Poi qualcosa cambia lentamente: pieghe, volumi e tensioni nel tessuto suggeriscono una trasformazione sottile, quasi impercettibile. Non si tratta di un errore evidente né di un effetto spettacolare, ma di una presenza silenziosa che emerge progressivamente: un intervento algoritmico capace di ridefinire, in modo discreto, ciò che percepiamo come reale.
Ogni immagine nasce da un processo di editing accurato. L’AI introduce micro-alterazioni che diventano gradualmente più visibili, dalle pieghe appena strutturate a volumi e asimmetrie che sfuggono al controllo umano. Non ho utilizzato l’intelligenza artificiale per generare l’immagine, ma per intervenire su un elemento specifico: l’abito, trasformato in un vero e proprio laboratorio di alterazione controllata. Le immagini restano profondamente reali, ma qualcosa di invisibile inizia a modificarne l’equilibrio.
Ispirato all’estetica minimalista e sospesa di Stanley Kubrick, il progetto costruisce uno spazio visivo in cui reale e artificiale si intrecciano. In questa dimensione ambigua lo spettatore è invitato a osservare con attenzione, cogliendo le sfumature di una trasformazione lenta e silenziosa.
"Render Study" non presenta l’AI come strumento di distruzione, ma come mezzo di costruzione e metamorfosi. Ogni immagine diventa così uno spazio aperto all’interpretazione, dove ciò che appare stabile può lentamente cambiare forma.
Se gennaio è iniziato in versione rock, febbraio non è da meno...
Ho il piacere di condividere un #photoshooting su cui ho lavorato a lungo: pensato, costruito, studiato in ogni dettaglio. Prima di raccontarlo, però, voglio nominare due donne: Roberta e Sonia.La Sposa Archetipo" - Una Rilettura Surreale del Rito
"La Sposa Archetipo" è un progetto fotografico che rilegge il simbolo della sposa attraverso una lente surreale e fisica, trasformandola da figura romantica a incarnazione di forze primordiali e materiali.
Ogni immagine è un'indagine sulla tensione tra corpo e materia, tra tradizione e trasformazione. La sposa non è più una figura immobile dietro un velo di idealità, ma un'entità che interagisce con elementi naturali e simbolici: reti da pesca che sembrano parte del suo abito, acqua che si muove come se fosse parte del suo essere, spazi che sembrano scivolare intorno a lei.
Il progetto esplora temi come il peso del rito, la resistenza del corpo, la fusione tra materia e forza invisibile. Ogni immagine è un momento sospeso, dove il tempo sembra dilatarsi e il mondo intorno sembra non essere sincronizzato con la sposa. È una rilettura fisica e surreale del simbolo della sposa, che diventa un'archetipo di forza, resistenza e trasformazione.
Attraverso l'uso di colori terrosi, luce bassa e atmosfere dense, il progetto crea un'atmosfera fisica e faticosa, priva di romanticismo ma ricca di significato. La sposa non è più una figura di bellezza ideale, ma un'entità che incarna la tensione tra corpo e materia, tra tradizione e trasformazione.
…e il mio 2026 continua decisamente in versione #rock, con questo splendido compleanno celebrato in un luogo e con persone per me molto speciali, per svariati motivi.