Sono lieta di presentare "Render Study", un percorso di ricerca personale su cui lavoro da anni. In questa serie fotografica esploro la relazione tra il mio corpo reale e l’identità generata da un algoritmo, attraverso dieci immagini in cui l’intelligenza artificiale interviene esclusivamente sull’abito, senza mai modificare corpo o volto.
All’inizio tutto appare perfetto, credibile. Poi qualcosa cambia lentamente: pieghe, volumi e tensioni nel tessuto suggeriscono una trasformazione sottile, quasi impercettibile. Non si tratta di un errore evidente né di un effetto spettacolare, ma di una presenza silenziosa che emerge progressivamente: un intervento algoritmico capace di ridefinire, in modo discreto, ciò che percepiamo come reale.
Ogni immagine nasce da un processo di editing accurato. L’AI introduce micro-alterazioni che diventano gradualmente più visibili, dalle pieghe appena strutturate a volumi e asimmetrie che sfuggono al controllo umano. Non ho utilizzato l’intelligenza artificiale per generare l’immagine, ma per intervenire su un elemento specifico: l’abito, trasformato in un vero e proprio laboratorio di alterazione controllata. Le immagini restano profondamente reali, ma qualcosa di invisibile inizia a modificarne l’equilibrio.
Ispirato all’estetica minimalista e sospesa di Stanley Kubrick, il progetto costruisce uno spazio visivo in cui reale e artificiale si intrecciano. In questa dimensione ambigua lo spettatore è invitato a osservare con attenzione, cogliendo le sfumature di una trasformazione lenta e silenziosa.
"Render Study" non presenta l’AI come strumento di distruzione, ma come mezzo di costruzione e metamorfosi. Ogni immagine diventa così uno spazio aperto all’interpretazione, dove ciò che appare stabile può lentamente cambiare forma.

























































