Nel mio immaginario, le nuvole occupano un posto speciale. Da anni le fotografo e le osservo, affascinata dalle loro infinite forme e metamorfosi. Ne ho raccolte centinaia di immagini: a volte mi appaiono inquiete, altre malinconiche, altre ancora luminose; più spesso, però, semplicemente sognanti.
E continuo a osservarle ogni giorno. Quando esco, quasi senza accorgermene, alzo lo sguardo verso il cielo. Non mi stanco mai di seguirne i movimenti e le trasformazioni, come se ogni volta avessero qualcosa di nuovo da raccontare. Forse perché le nuvole accompagnano il fluire dei pensieri: per uno strano gioco dell'immaginazione, finiscono per confondersi con ciò che passa dentro di noi, assumendone talvolta le inquietudini, talvolta gli slanci, talvolta il silenzio.
La loro bellezza è sfuggente, impossibile da trattenere. A volte sembra vicinissima, quasi tangibile; altre volte ricorda soltanto la misura delle cose e la nostra piccola posizione nel mondo. Ed è forse per questo che continuo a guardarle: perché nelle loro forme mutevoli riconosco qualcosa della stessa sostanza dei pensieri e dei sogni.
"The clouds would open and show riches; we are such stuff as dreams are made on." (W.S.)











