March 01, 2026

Render Study

Sono lieta di presentare "Render Study", un percorso di ricerca personale su cui lavoro da mesi. In questa serie fotografica esploro la relazione tra il mio corpo reale e l’identità costruita da un algoritmo, attraverso dieci immagini in cui l’AI interviene solo sull’abito, senza mai modificare corpo o volto.

All’inizio tutto appare perfetto, credibile. Poi qualcosa cambia lentamente: pieghe, volumi, tensioni nel tessuto suggeriscono una trasformazione sottile, quasi impercettibile. Non è un errore evidente, non c’è spettacolarità. È una presenza silenziosa, che si fa sentire piano piano, un intervento algoritmico che ridefinisce ciò che percepiamo come identità.

Ogni immagine nasce da un processo di editing avanzato: l’AI introduce micro-alterazioni che diventano sempre più evidenti, dalle pieghe lievemente strutturate a volumi e asimmetrie che sfuggono al controllo umano. Ho curato ogni dettaglio con attenzione: non ho utilizzato l’AI per creare l’immagine dal nulla, ma per trasformare un elemento preciso, trasformando l’abito in un laboratorio di alterazione controllata. Ogni modifica suggerisce la presenza dell’algoritmo, bilanciando eleganza e una sottile inquietudine. Così, le immagini restano reali, ma qualcosa di invisibile sta ridefinendo ciò che percepiamo come identità.

Il progetto si ispira all’estetica minimalista e sospesa di Kubrick e di "2001: Odissea nello spazio: il corpo resta stabile, mentre qualcosa di invisibile agisce sulla superficie, trasformando ciò che vediamo.
L’AI agisce come un “monolito” contemporaneo, trasformando la superficie e destabilizzando l’identità percepita. Lo sfondo bianco minimalista amplifica la sensazione di isolamento e sospensione, lasciando allo spettatore spazio per osservare e riflettere.

Ogni immagine è un piccolo spazio in cui l’identità si costruisce e si dissolve allo stesso tempo. Sta a chi guarda... percepirlo, cogliere le sfumature, lasciarsi attraversare dalla tensione tra reale e artificiale. "Render Study" non mostra l’AI come strumento di distruzione, ma come mezzo di costruzione e trasformazione. Ogni immagine lascia spazio all’interpretazione, invitando chi osserva a percepire l’identità in trasformazione.